Lo ammetto, quando ho iniziato a scrivere questa monografia, ho avuto un momento di esitazione. Il Cloramfenicolo. Un nome che, in farmacologia, evoca rispetto e un certo timore reverenziale. Non è una sostanza che si prescrive con leggerezza, non come l’amoxicillina per una faringite. È un farmaco dalla doppia anima: un antibiotico potentissimo, quasi miracoloso in certe situazioni, ma con un’ombra tossicologica che ha segnato la storia della medicina. Ricordo ancora il mio primo caso, un giovane uomo di nome Marco, 32 anni, con una meningite da Haemophilus influenzae resistente alle cefalosporine.